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Evento per i dieci anni di Poliambulanza Charitatis Opera in Guinea Bissau

News Evento per i dieci anni di Poliambulanza Charitatis Opera in Guinea Bissau

“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile.”     

La frase del Santo Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, ben si inserisce nella presentazione dell’evento organizzato da Poliambulanza Charitatis Opera per festeggiare il decennale della sua attività. Era arrivato il momento di raccontare a più voci il progetto cominciato e costantemente portato avanti in Guinea Bissau da un team di medici e tecnici italiani e guineani; progetto così grande da sembrare un sogno impossibile.

Il 7 ottobre 2017, alle ore 9.00, presso la Sala Congressi di Fondazione Poliambulanza in Brescia, si è svolta una manifestazione intitolata “Un sogno per la Guinea Bissau: tra passato, presente e futuro”, per ricordare l’impegno della Onlus in Guinea Bissau e in Burundi, ma vissuta come “un incontro tra amici di vecchia data che si ritrovano tutti assieme dopo qualche anno”.

Il dr. Giovanni Morandi ha aperto la giornata dedicata all’Ospedale Bor, in Guinea Bissau, e a tutte le persone coinvolte nelle attività di Poliambulanza Charitatis Opera Onlus. In seguito, il Presidente di Fondazione Poliambulanza, prof. Mario Taccolini, ha espresso il suo orgoglio per i risultati conseguiti dalla Onlus, che da dieci anni è impegnata nell’aiutare l’ospedale Bor e nell’organizzazione di missioni sanitarie in Guinea Bissau e in Burundi, ha richiamato “l’ispirazione cattolica” che si manifesta di anno in anno, grazie allo spirito di abnegazione di medici, tecnici e volontari italiani e africani.

Il Presidente, inoltre, ha evidenziato “l’autentica comunione ecclesiale” che dà volto “alla evangelica carità”, alla base delle opere realizzate dalla Onlus.

Nel successivo intervento, il dottor Gomarasca, Presidente di Poliambulanza Charitatis Opera Onlus, ha rievocato l’intuizione costitutiva di PCO Onlus, originata proprio dai contatti con pazienti provenienti dall’Africa, dalla vicenda di Jerome e di suo padre: il piccolo Jerome era stato curato in Poliambulanza e, al momento di ripartire per il Burundi, decise di donare parte dei regali e del denaro ricevuti ai malati italiani e stranieri che non potevano pagarsi le cure ospedaliere. Il dottor Gomarasca ha ricordato che “siamo tutti ospiti di questa terra” e, quindi, dobbiamo dare ai più bisognosi in Paesi lontani la stessa attenzione che dedichiamo ai nostri connazionali.

Ha concluso il suo intervento affermando che “la Provvidenza si esprime nei sogni e poi si esplicita attraverso i segni”; questo è ciò che testimoniano le attività di PCO, ormai da un decennio: progetti che sembrano sogni ma che, con l’impegno e la solidarietà di tanti volenterosi, diventano realtà.

Successivamente, ha preso la parola il Vescovo di Bissau, Dom Josè Camnatè na Bissign, rievocando le origini della diocesi di Bissau e il ruolo importante della Chiesa Cattolica per lo sviluppo della Guinea. Nel 1953, la Diocesi di Bissau faceva capo alla Diocesi di Capo Verde e poi si è ben costituita separatamente, aumentando la presenza missionaria e formando dei centri di Catechismo attraverso i quali sostenere le famiglie in difficoltà e diffondere i propri principi di solidarietà senza confini. Nelle parole del Vescovo, le cause del persistente ritardo africano nel suo percorso di sviluppo sono da ricercarsi proprio nella crisi di valori e nel diffuso malgoverno che affliggono quei Paesi. Dom Camnatè ha sottolineato che, grazie al volontariato, si è realizzato un incontro di culture ed un afflusso di aiuti umanitari che vanno oltre il semplice sostentamento economico. Infatti, la presenza dei volontari trasmette gioia e nuova speranza che, anche indirettamente, contribuiscono ad aiutare il popolo africano.

Alle ore 10.00, è intervenuto il dr. Alberto Luis Quematcha, Direttore Generale dell’ospedale Bor, che ha descritto la situazione dell’assistenza sanitaria in Guinea Bissau. Dal 2014, il dr. Quematcha si è fatto carico della difficile gestione dell’ospedale Bor e, da allora, sono stati conseguiti significativi progressi, nonostante gli ostacoli frapposti da istituzioni politiche instabili e di scarsa affidabilità. Attualmente, l’ospedale Bor necessita di un reparto di maternità, di un repartodi radiologiaben strutturato e disponibile per persone esterne, una TAC e un ecografo, da realizzarsi entro il 2019.

Inoltre, al fine di migliorare la preparazione interna dei medici, di ricevere altri aiuti e di far conoscere l’Ospedale Bor, bisogna aumentare le collaborazioni con l’estero e i contatti con altri medici specialisti, ad esempio i dermatologi, e con altri pediatri, preferibilmente guineani e formati nell’Ospedale Bor; non meno importanti i rapporti con PNUD e UNICEF per avere più supporto nella lotta alle malattie infantili.

Dopo il dottor Quematcha, ha parlato il dottor Dionisio Cumbá, Direttore della Chirurgia nell’Ospedale Bor, che ha illustrato la storia dell’Ospedale, delle missioni sanitarie, e i dati statistici dal 2010 al 2016. Ha ricordato che l’Ospedale è nato per volontà di Padre Ermanno Battisti del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) di Milano, come “centro contro la malnutrizione”, in cui era assicurata la presenza di un medico per tutte le 24 ore. Inoltre, ha riferito sulle missioni organizzate da vari medici di Brescia, Padova e altre regioni italiane, assieme a colleghi spagnoli e portoghesi che hanno coordinato le attività con i medici guineani. In particolare, in collaborazione con il Portogallo, si sta cercando di creare una terapia intensiva neonatale. Il dottor Quematcha ha ricordato che importanti obiettivi sono stati raggiunti e ancora altri sono in corso di realizzazione, sottolineando come spesso “fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce”; per questo, è indispensabile rendere ben noti tutti i successi già ottenuti.


Dopo una breve pausa, alle ore 11.30, la manifestazione è ripresa con l’intervento del dottor Valentino Prandini, che ha parlato della singolare “propaganda contagiosa” tra medici e volontari, che ha diffuso rapidamente l’entusiasmo e il desiderio di contribuire attivamente alla realizzazione dell’Ospedale.

Dopo il racconto del dr. Prandini, ha preso la parola Gabriella Marinoni di Progetto Anna Onlus di Rho, che, rallegrata dalle parole ascoltate, ha spiegato le origini della Onlus da lei rappresentata. Nel 1998, Gabriella ha avuto il piacere di incontrare Padre Ermanno Battisti e da allora non ha più smesso di amare la Guinea Bissau e di operare affinché fosse consentito ad ogni bambino di essere curato nell’Ospedale Bor, soprattutto grazie al “Fondo di adozione del bambino malato”, attraverso cui sostenere economicamente le prestazioni mediche per i bambini indigenti.

Dopo Gabriella, è il turno di Deanna Tosi di Prabis Onlus, Agenzia di Vigevano, che evidenzia il contributo della sua Onlus al pagamento degli stipendi del personale medico dell’Ospedale Bor e alla fornitura del quadro elettrico e dei medicinali per la farmacia interna all’ospedale.

In tarda mattinata, prima della pausa per il pranzo, ha voluto dare la sua testimonianza anche Padre Giorgio Dal Col, che ha parlato della sua esperienza da economo in Senegal, Congo e anche in Guinea Bissau. Egli ha evidenziato le problematiche connesse alla gestione dei conti dell’ospedale, a causa dei diversi sistemi di contabilità, oltre che alle ovvie difficoltà delle lingua locale. Anche per questo, si rende ancor più necessario, per la migliore operatività dell’ospedale, il contributo attivo e la vicinanza del personale delle Onlus.

In seguito, anche il dottor Gamba, medico di Padova, ha voluto descrivere gli obiettivi di didattica, autonomia operativa e livelli di assistenza che ha realizzato nell’Ospedale Bor, grazie alla grande sinergia con il medico guineano Dionisio Cumbà. Dalla città di Ferrara, era presente il dottor Franchella, che collabora con l’Ospedale Bor dagli anni ’90, dopo un’esperienza in Guatemala. Anche il dottor Faggin, da Padova, ha preso la parola, descrivendo lo sforzo tecnico e culturale che viene costantemente affrontato con successo dalle popolazioni africane. Infine, verso le ore 13, la dottoressa Avogaro, da Ferrara, ha spiegato, con evidente soddisfazione, come la dottoressa guineana Paola, nell’Ospedale Bor, in soli due mesi sia diventata un’ottima anestesista.


Alle ore 14.30, è ripresa la manifestazione con la “tavola rotonda” dal tema “Uno sguardo al futuro”, durante la quale medici, componenti delle Onlus e partecipanti all’incontro della giornata, hanno potuto interagire e porre domande. Tutti hanno concordato sul fatto che l’Ospedale Bor non debba essere lasciato a sé stesso in questo momento, altrimenti l’obiettivo dell’autonomia potrebbe essere raggiunto in un futuro indefinito. In particolare, sarebbe necessario un maggior aiuto economico dello Stato guineanoassieme alla revisione dei costi delle prestazioni sanitarie dell’Ospedale Bor.

Si è poi parlato delle modalità organizzative e delle forme di collaborazione tra le varie Onlus che operano in Guinea Bissau, affinché, a partire dal 2018, si realizzi una effettiva razionalizzazione dei apporti operativi forniti dalle varie Organizzazioni.


In conclusione, la proposta che ha ottenuto maggiori consensi prevede, dal punto di vista organizzativo, l’istituzione di un’unica “torre di controllo” che coordini le attività delle Onlus nelle varie aree della Guinea Bissau e gestisca le relazioni con le autorità politiche del Paese. Dal punto di vista medico-assistenziale, è sembrata necessaria una più costante ed efficace comunicazione con il direttore Quematcha di Bissau e la creazione di un foglio elettronico, condiviso tra tutti medici in Italia, per organizzare al meglio le missioni ospedaliere e analizzare assieme i casi clinici



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